Essere me, amare te: la Comunicazione Nonviolenta nelle relazioni di coppia.

Nel libro Preferisci avere ragione o essere felice? lo psicologo Marshall B. Rosenberg scrive: “La Comunicazione Nonviolenta si è sviluppata a partire da questa domanda: Cos’è l’amore? Come possiamo vivere l’amore?” E risponde: “Io penso che dimostriamo amore quando ci colleghiamo gli uni gli altri con empatia, esprimendo con onestà e chiarezza ciò che si muove dentro di noi e assicurandoci che questo tipo di collegamento sia motivato soltanto dalla compassione”.

A livello culturale, invece, siamo stati educati (e ci siamo abituati) ad accusare l’altra persona, a incolparla, a farla sentire responsabile di come ci sentiamo, affinchè si vergogni, chieda scusa e cambi il suo comportamento. Una dinamica fallimentare e violenta: fallimentare perchè, visto che nessuno sforzo di volontà porta ad un reale cambiamento, la persona magari proverà anche a cambiare, ma dopo un po’ tornerà a comportarsi come prima, con nostra grande frustrazione e rabbia; violenta, in quanto basata su un modello del potere degli uni sugli altri, che parte dal presupposto che io so cosa è giusto/sbagliato, come l’altra persona si dovrebbe comportare.

Come uscire da queste dinamiche violente e cambiare il modo in cui relazionarci gli uni gli altri?

Nel libro Essere me, amare te Rosenberg scrive: “L’amore non è solo qualcosa che sentiamo, ma anche e prima di tutto qualcosa che manifestiamo, che mettiamo in pratica e riceviamo. L’amore è qualcosa che doniamo: doniamo noi stessi in un certo modo.” E per spiegare cosa intende, aggiunge subito dopo: “E’ un dono quando riveliamo noi stessi con onestà e vulnerabilità in ogni momento, con il solo obiettivo di esprimere ciò che è vivo in noi e non, invece, per incolpare criticare o punire. Eccomi qui, ecco quello che vorrei. Per me questo donare è una manifestazione di amore”.

Purtroppo non siamo stati educati a questa consapevolezza e comunicazione. Così a volte non siamo in contatto con i nostri sentimenti, non sappiamo dare loro un nome (siamo analfabeti emotivi) e, quindi, non sappiamo esprimerli. E, invece, di manifestare all’altra persona i nostri bisogni, la accusiamo di essere insensibile, egoista, fredda, distaccata, ecc.

Rosenberg parlava di due “malattie” culturali che chiamò scherzosamente: maschilite e femminite. Da una parte, gli uomini – scrive Rosenberg nel libro Essere me, amare te – “invece di esprimere chiaramente quello che provano, grugniscono”; non sono stati educati ad ascoltare ed esprimere le proprie emozioni, ma a considerarle “roba da femmine”. D’altro canto, le donne “non sono state educate a fare chiarezza sui propri bisogni. Da secoli viene loro insegnato che devono ignorare i propri bisogni per prendersi cura di quelli degli altri”. Ecco così la femminite: sacrificarsi per gli altri (il marito, i figli, la famiglia, ecc) a proprio scapito. Queste due “malattie” producono frustrazione, insoddisfazione e sofferenza nelle relazioni.

Per uscire da questa spirale viziosa, la Comunicazione Nonviolenta propone un percorso di ascolto e consapevolezza profonda di sè che invita ad esprimerci con chiarezza ed onestà, da una parte, per poi accogliere con empatia quanto l’altra persona sta vivendo, senza prendere mai le sue parole sul personale, ma traducendole in bisogni.

Come dice ripetutamente Rosenberg, lo scopo essenziale di questo modello è la connessione: fare in modo che si passi dallo scontro di posizioni opposte all’incontro nei reciproci bisogni umani universali.

Tutto questo ci chiede un cambio radicale e profondo di prospettiva nelle relazioni (di coppia, amicali, tra genitori e figli, tra colleghi, ecc.): ci chiede di dismettere un modello di potere su gli altri (dove rabbia, critiche, accuse, senso di colpa, vergogna, punizioni e vendette sono all’ordine del giorno) per coltivare relazioni basate sul potere condiviso con gli altri, che ci porti ad esprimerci con onestà e chiarezza e insieme ad ascoltare con empatia gli altri, per trovare poi modi creativi per soddisfare i miei bisogni insieme a (invece che a scapito di) quelli degli altri.

Scopo fondamentale della Comunicazione Nonviolenta è, infatti, arricchire la vita, sviluppando quella naturale propensione degli esseri umani di prendersi cura gli uni degli altri (empatia) e vivere relazioni straordinarie e appaganti.

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Mario Bonfanti
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